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 COMPAGNIE di VENTURA
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Gurthang
Il principe



Italy
923 Posts

Posted - 04 Mar 2003 :  10:01:07  Show Profile  Visit Gurthang's Homepage  Click to see Gurthang's MSN Messenger address  Reply with Quote
Introduzione
Il termine “compagnia” indica in generale un gruppo di persone che si associano per interessi comuni, affinità di ideali i di fede religiosa.
In senso militare la parola sta ad indicare una schiera di armati al comando di un ufficiale.
Nell’XI secolo, con tale termine, erano indicate le associazioni di carattere commerciale e confraternite religiose.
Solo verso la metà del XII secolo venne trasferito in ambito militare, specie nelle milizie comunali.
Quasi nello stesso periodo si costituirono in Inghilterra e in Francia, col nome di compagnie, unità mercenarie che, dopo le prime fasi della Guerra dei cent’anni si diffusero in Germania durante le lunghe tregue che lasciavano senza soldo le formazioni mercenarie.
In Italia la presenza via via più crescente di mercenari stranieri determinò, nei primi del trecento, la formazione e la comparsa delle prime compagnie che vennero denominate di “ventura”.
“Ventura” per “avventura”? Forse. Ma le vicende e le imprese di queste formazioni inducono ad attribuire alla specificazione “di venutra” un significato più complesso. In fondo il termine avventura dà l’idea di un’impresa rischiosa, ma attraente e lascia intravedere, pur con margine di incertezza, un lieto fine. Nel caso delle compagnie di ventura si trattò di tutt’altra cosa. Furono vicende ed eventi nei quali si contrappose spesso il sopruso al diritto, la fortuna alla virtù e la violenza alla misericordia.
Comunque sia, con questa denominazione vennero indicate le formazioni mercenarie autonome, composte da soldati di provata esperienza nell’uso delle armi, operanti sotto il comando di un capo o di una gerarchia, vincolati da un certo tipo di disciplina, pronti a guerreggiare per denaro ovunque e per chiunque, preferibilmente contro i più deboli e i più doviziosi.
Si trattava di unità sorte per aggregazione spontanea e occasionale di gruppi di mercenari di varia consistenza, ma aventi una sorta di omogeneità nella regione di provenienza, nella lingua o anche soltanto nelle esperienze di guerra e nel tipo di armamento.
Non si ebbe mai un’unità come modello che servisse di riferimento ad altre, né regole che stabilissero il rapporto interno ed il dosaggio tra le varie componenti.
Al momento della costituzione veniva data la preferenza ai cosiddetti uomini d’armi o militi, ossia i cavalieri coi quali si formavano le schiere della cavalleria pesante o corazzata, considerata l’arma di maggior pregio e la più efficace nella condotta delle operazioni. La fanteria veniva considerata una forza di supporto e quindi era complementare anche numericamente alla cavalleria.



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Il Principe
"Ehi tu, villico, leccami lo stivale!"

Edited by - Gurthang on 04 Mar 2003 10:04:26

Gurthang
Il principe



Italy
923 Posts

Posted - 04 Mar 2003 :  10:01:45  Show Profile  Visit Gurthang's Homepage  Click to see Gurthang's MSN Messenger address  Reply with Quote
Organizzazione del comando
Nelle compagnie di ventura la scala gerarchica assunse una fisionomia via via sempre più articolata e definita; comparvero infatti le figure dei caporali, dei sergenti, dei connestabili e dei marescialli di campo, tutti gradi intermedi tra il comandante ed i semplici venturieri, ciascun con autorità e funzioni ben definite.
Al vertice della gerarchia si collocava il grado di capitano che identificava il capo, il comandante per antonomasia, una figura e un rango riconosciuto e adottato in tutte le compagnie, italiane e straniere, piccole e grandi che fossero. Tale titolo assunse un valore prettamente militare solo nel XIV secolo ed indicava il comandante di un reparto organico idoneo ad assolvere in modo autonomo un compito operativo (tale significato si è poi mantenuto, pressoché inalterato, sino ai giorni nostri).
Nelle compagnie di ventura, poi, il capitano cominciò a circondarsi di cavalieri fedeli ed esperti che costituivano in embrione uno stato maggiore, di cui egli si avvaleva per esplicitare l’attività di comando specie in battaglia. (Si può pertanto affermare che proprio dalle compagnie di ventura prese l’avvio in Italia la rinascita della gerarchia militare).

La gerarchia, specie quella di vertice, nelle compagnie di ventura straniere, aveva carattere elettivo e quasi collegiale; ciò potrebbe destare sorpresa, dati i tempi, ma non troppo poi se si pensa che in tali unità confluivano gruppi di mercenari precostituiti, dotati di specifica identità, omogenei per regione di provenienza e armamento, dotati di un proprio capo e di una organizzazione, sia pure embrionale, che le rendeva altrettanti corpi franchi distinti l’uno dall’altro. Non stupisce quindi che il capitano venisse eletto a maggioranza e che le decisioni operative venissero approvate e adottate dopo che tutti i gruppi in sottordine fossero stati consultati.
Anche i contratti d’ingaggio venivano firmati non dal solo capitano, ma anche da una specie di consiglio di compagnia comprendente un certo numero di “caporales et consiliarii” eletti dai vari gruppi; le paghe pattuite venivano, anzi, consegnate dall’autorità politica a questo consiglio che provvedeva a ripartirle fra i capi dei vari gruppi e da questi ai singoli mercenari.
I capitani di queste unità non avevano aspirazioni molto diverse da quelle dei loro venturieri: arricchirsi il più possibile in breve tempo per tornare al più presto ai luoghi di provenienza.

A differenza di quelle straniere, invece, le compagnie italiane si costituivano attorno ad un nucleo già formato da un capo di prestigio, il quale sceglieva lui i suoi uomini, ne pattuiva i compensi, ne stabiliva gli impegni e l’impiego, amministrando la disciplina e la giustizia con piena e indiscussa autorità in pace e in guerra. In tal modo la coesione interna e lo spirito di corpo vennero esaltati e benché non si possa dire che i venturieri italiani fossero più disciplinati di quelli stranieri, non c’è dubbio che essi furono più vincolati alle regole imposte dal loro capitano ed il loro comportamento, pur non esente da atti di brigantaggio e di violenza, non raggiunse mai le punte di crudeltà toccate dai mercenari di alcune compagnie straniere.
Le compagnie italiane finirono dunque per identificarsi nel loro capitano, che di solito era una figura carismatica e dopo la prima, quella detta di “San Giorgio”, non ebbero nemmeno più un nome proprio e a distinguerle fu il nome del loro comandante.




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Il Principe
"Ehi tu, villico, leccami lo stivale!"

Edited by - Gurthang on 04 Mar 2003 10:05:00
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Soldato di Ventura
Novizio



Italy
14 Posts

Posted - 26 Jul 2003 :  09:55:36  Show Profile  Reply with Quote
Caro Principe, da studioso dilettante delle compagnie di ventura,ti faccio i miei complimenti perchè hai saputo dare una bella descrizione dei gradi di comando.
Su unica cosa non sono d'accordo,come dice il professori Piero Pieri (Il Rinascimento e la crisi militare italiana) la disciplina nelle compagnie di ventura italiane era molto forte, questo era dato dal fatto che i ns. capitani di ventura svilupparono tattiche molto raffinate ed efficaci che non avrebbero avuto ragion d'essere senza una ferrea disciplina, infatti come poi ripete il prof. Michael Mallet(Signori e Mercenari)le compagnie su spinta di Alberigo da Barbiano, il primo condottiero ad avere una compagnia composta unicamente di italiani svilupparono quella disciplina necessaria alla tattica chiamata da tutti i condottieri virtù italica che ha permesso alle ns. compagnie di operare ed essere molto apprezzate non solo in italia ma anche all'estero.
Per qunato riguarda la storia dei saccheggi diciamo che in guerra petr convenzione il più pulito ha la rogna, però quella delle devastazioni delle campagne faceva parte della cosidetta guerra psicologica che mirava ad abbattere le speranze e la fiducia degli assediati e di una più semplice ragione di vettovagliamento, in quanto all'interno delo stato commitente le compagnie dovevavo acquistare viveri a prezzi particolari e non creare disordini tra la popolazione(vi erano pesone apposta che vigilavano su questo e le pene andavano da multe per risarcimenti fino all'impiccagione)mentre in territorio nemico si univa la guerra psicologica al bisogno come già detto.
Per quanto riguarda la storia dei saccheggi il grande Braccio da Montone, durante una disputa verbale con Spagnoli e Francesi che tacciavano gli italiani di essere troppo magnanimi e non abbastanza crudeli, egli rispose che è da stupidi distruggere e mettere a ferro e fuoco una terra che probabilmente poi si finirà per dominare chiudendo così la bocca agli astanti.
La crudeltà infatti a parte alcuni casi quali rancori di fuorisciti dalle città che oramai opervano nelle compagnie non era degli italiani, ma propria degli svizzeri e dei francesi, i primi poco più che montanari in arme senza un'etica cavalleresca, i secondi invece che la osteggiavano fin troppo ma che non la mettevano in pratica.
Non dimentichiamoci infatti come dice il prof.Claudio Finzi(Braccio da Montone.Le compagnie di Ventura nel XV secolo) che l'elezione dei ragazzi di campo a uomini d'arme ricordava moltissimo una investitura di tipo cavalleresco con annessi e connessi e che non solo gli uomini d'arme ma anche i fanti ripudiavano la crudeltà come successe dopo un estenuante assedio da parte dei francesi di Carlo VIII che persero a massacrare anche donne, vecchi e bambini e che ex truppe Colleonesche (o Sforzesche non ricordo bene) che in quel erano loro alleati innoriditi da ciò cominciarono a menare le mani con i francesi.
Ultima questio che esula fa tutto ma che da tempo volevo portare all'attenzione di tutti.Si parla sempre di invasione di Carlo VIII come al fallimento della virtù militare italiana ma se questo ci fu, fu solo politico nella incapacità degli stati di fare fronte unico conto il nemico.
Non scordiamoci infatti che durante la calata l'esercito Francese era composto da quasi tutti mercenari in MAGGIORANZA ITALIANI!!! e che dopo il suo arrivo a Napoli quando i maggiori stati riuscirono a trovare un accordo quella di Carlo VIII fu una propria e vera fuga di fronte alla nostra superiorità bellica, l'unica ns. colpa a mio avviso è di non essere riusciti come sempre superare il ns. "particulare" neanche di fronte a una minaccia comune ma portando sempre avanti quello che definirei il ns. motto MAL COMUNE MEZZO GAUDIO.
Scusate la prolissità(ma ce ne sarebbero da dire ancora....)

LUIGI BATTARRA

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Soldato di Ventura
Novizio



Italy
14 Posts

Posted - 28 Jul 2003 :  10:58:55  Show Profile  Reply with Quote
Una precisazione, riguardando i fatti della calata di Carlo VIII mi sono sbagliato sulla consistenza degli italiani che era di un terzo nell'esercito del re Francese.
Spero che su questi argomenti aperti da Principe intervengano numerosi dato lo scarso interesse che la storia ufficiale ha per il 400 considerato ancora a torto un'epoca ove non si era formato lo spirito nazionale ed invece a detta di molti studiosi dove si ognuno era legato alle proprioe regionalità statali, (venezia milano napoli Romagne, etc...) ma dove ognuno sapeva bene di essere italiano.
Un pò come accade oggi non trovate? Ove ognuno è legato fortemente alla sua appartenenza regionale, la storia avanza ma consuetudini e identità restano...
Salute a tutti


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admin
Forum Admin



Italy
1416 Posts

Posted - 28 Jul 2003 :  12:12:03  Show Profile  Reply with Quote
Grazie ancora per il tuo intervento, ma credo che il disinteresse per il '400 sia dovuto alla semplice e ottusa etichetta data al medioevo come "Secoli Bui" o cose di questo tipo.
Personalmente non la penso cosi!
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Soldato di Ventura
Novizio



Italy
14 Posts

Posted - 28 Jul 2003 :  12:27:33  Show Profile  Reply with Quote

Da studioso e venditore di libri sul medioevo, ho avuto la fortuna di conoscere autori quali la Pernoud, Duby, Cardini che purtroppo a scuola non citano neanche, quindi il mio interesse si è accresciuto solo dopo la scuola.
Mi chiedo infatti se fossero davvero così bui come la propaganda illuminista soleva descivere,(la stessa che poi mozzava le teste nel nome della libertà uguaglianza e soprattutto fraternità) vuol dire che la ns. civiltà (quella europea) dovrebbe essere oscura anch'essa perchè è proprio sul Medioevo che si basano le ns. radici, il che sinceramente a me non sembra.

La moltitudine delle persone non se ne accorge ma la ns. quotidianità tuttora è permeata di retaggi che derivano dal ns. luminoso medioevo.
Come dicevano gli antichi la goccia scava la pietra ed è questo che sta succedendo finalmente, anche il ns. piccolo contributo servirà a ridare una giusta visione del periodo che tanto amiamo.
Salute a tutti
LUIGI BATTARRA



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